“Mestri di mont” – Tito Maniacco

Mestri di Mont, Tito Maniacco, Forum Editrice, Moggessa, Carnia, Friuli, recensione

L’altro giorno, con dispiacere, ho terminato la lettura di “Mestri di mont“, scritto da Tito Maniacco, scrittore, storico, insegnante, curatore di mostre, artista e poeta… insomma, persona che è stata importante per la Cultura friulana, e non solo. Il libro, che consta di non molte pagine – 129 per la precisione – è edito dalla Forum Editrice e l’ho letto su consiglio di parenti/lettori di cui mi fido a occhi chiusi!

E infatti…

Oggi, 02/12/20, se rivolgo lo sguardo alla finestra vedo scendere cristalli di neve e non c’è miglior visuale che potrebbe conciliarmi la scrittura di questo articolo che sa di montagna, di intemperie, di cielo bigio e foglie che scricchiolano sotto le suole degli anfibi.

Andiamo per ordine?

Mestri di mont, per chi non conoscesse la lingua friulana significa “Maestro di montagna” ma questo credo, per tutti, sia stato facilmente intuibile!

In copertina un bambino – che nel 1956, anno in cui ci riporta il libro, potrebbe esser stato benissimo mio padre, con chioma scura e mossa, faccia furba e sguardo espressivo! – in copertina, dicevo, gli occhi di un bambino – in bianco e nero – ci puntano dritto in faccia; sarò empatica io, ma mi pare che mi buchino la pelle e che vadano a intrufolarsi in qualche angolo tenero del cuore.

Già avvinta dall’immagine, quindi, ho iniziato a leggere l’autobiografia di Tito Maniacco e, come ho già scritto sopra, mi sono ritrovata a camminare al fianco di un giovanissimo uomo che, nel 1956, è partito da Udine città per raggiungere Moggessa, un paesino che io non conosco e che è situato in Carnia, un piccolissimo agglomerato di case, sperduto e quasi ignorato dal mondo, un luogo in cui l’elettricità e le strade risultavano, allora, non pervenute.

E il giovane Tito, penserete forse, perché stava lasciando la sua Città per raggiungere proprio quel luogo sconosciuti agli uomini ma non a Dio? Eh beh, la risposta è semplice: aveva appena ottenuto il suo primissimo incarico da maestro – sostituto, ovviamente!

(…) Avevo preso il treno a Udine alle sette, vestito per bene ma senza cravatta che non avevo, anche se avrei potuto farmene dare una da mio fratello Gian Maria, con un impermeabile blu scuro, allora di gran moda e non molto adatto all’autunno dentro cui mi ero inoltrato, un paio di scarpe cittadine nere e dalle suole lise, un biglietto da mille lire, parsimoniosamente estratto dal borsellino di mia madre, siore Rosalie, e il pomposo e sgualcito decreto di nomina di maestro di ruolo in soprannumero del Provvedorato agli studi che mi destinava per prima sede Moggio, Mueç, che le tribù slave calate in Italia al tempo dei Longobardi nel VI secolo chiamavano Moŝnica, da muža, palude. Non era poi male, aveva sentenziato mio padre, sior Silvio, come prima nomina, cinquanta chilometri da Udine, sulla linea pontebbana, che, per uno che non possedeva nemmeno una bicicletta, nonostante fossimo nell’indimenticabile 1956, era il massimo. (…)

E cammina, viaggia, inerpicati, saluta, chiedi informazioni, guarda le scarpe sollevando le spalle… siamo arrivati, io e Tito (lui davvero, io leggendo splendide parole su carta!) a Moggessa. Moggessa di qua o Moggessa di là?

Non voglio scrivervi nulla circa la trama, le pagine son poche e nulla voglio risparmiarvi di esse… ve ne consiglio la lettura senza esitare un solo secondo! Perché? Perché in questo libro c’è tantissima roba, checché ne dica il numero di pagine!

Ci sono volti, mani, sguardi, sensazioni e sentori… sentor di neve, sentor di polenta, sentor di grappa o sentor di bontà d’animo!

Tra le varie cose che non dimenticherò di questo libro c’è un concetto che mi ha particolarmente colpita: nei cosmi chiusi in se stessi, la malvagità non entra… a Moggessa nessuno chiude la porta di casa a chiave, mai! L’ha fatto solamente la bidella quando per la prima volta ha visto salire dalla montagna Tito e solo perché indossava il Colbacco!

Tra queste pagine c’è l’idealismo di un insegnante alle prime armi; una persona buona tra i buoni.

C’è diffidenza iniziale di persone che più d’una ne han viste; persone che fanno fatica a tenderti la mano ma poi, conquistata la fiducia, oltre alla mano ti tendono le braccia intere!

Ci sono bambini nati nell’innocente purezza di contesti che esulano dal mondo. Solidarietà, amicizia, nascondigli tra le rocce… se li conquisti ti portano anche a pesca con loro! Ti fanno disegni, ti prendono per mano, si indicano e si proteggono. Come spiegare a quegli alunni il mondo esterno? E come fare affinchè a loro, oltre che comprensibile, risulti funzionale? Come spiegare Marx, Gramsci, Adorno, Joyce, Eliot, Kafka, Leopardi o Mann… per dirne alcuni… come fare se la classe è un blocco unico che copre tutte e cinque le età delle primarie? E allora eccoti a inventare un modo per raccontare a tutti la storia di un chicco grosso come l’uovo di una gallina, citando Tolstoj oppure ti ritrovi a riflettere circa lo stupido che diviene l’innocente, come il principe Myškin di Dostoevskij.

Pagine bellissime, giornate incisive circa la formazione di Tito Maniacco; attimi di luce che si alternano alle tenebre, giorno e notte, stelle e sole, speranze e realtà. Terra.

Tito Maniacco ha scritto questa biografia con un invidiabile narrazione onirica; ci sono passaggi di pura poesia in prosa!

Tramonti grondanti sangue, lune che paiono forme di latteria appena uscite dal casaro; pini fruscianti in notti chiare di una bellezza assordante o spicchi di luna che inondano di gelide vibrazioni il paesaggio, estraendo dallo spessore cristallino della neve scintillanti corpuscoli…

E ci sono denunce sociali o riflessioni marxiste fatte da chi Marx di certo non lo ha studiato… ché la vita, dopotutto, si impara meglio vivendola!

Saggezze popolari…

Mi fermo, altrimenti scrivo troppo e non vi prendete il libro!

Una domanda, un rammarico personale: perché si tende a leggere sempre poco gli scrittori conterranei? Accidenti, non va bene e intendo recuperare.

Ora questo libro lo leggerà mio padre e sono curiosa di sapere cosa ne penserà; spero di regalargli un tuffo nell’infanzia… anche se non son certa sia mai stato, nemmeno lui, a Moggessa…

Di certo leggerà pagine che profumano di semplice genuinità a far da volta alle numerose citazioni intellettuali.

Un libro troppo breve, avrei voluto leggerne ancora e ancora e ancora…

Puoi leggere l’estratto qui

°°° Se vuoi saperne di più su Tito Maniacco:

Tito Maniacco (Udine, 1932-2010), insegnante, storico, scrittore e poeta, è stato anche critico, curatore di mostre e artista. Fu profondamente legato al Friuli che descrisse nelle sue opere a partire dagli anni Cinquanta con il gruppo neorealista facente capo alla rivista «Momenti», su cui pubblicò le prime poesie. Della sua intensa attività letteraria ricordiamo l’opera in tre volumi I senza storia. Storia del Friuli (1977-1979) e i romanzi L’uomo dei canali (1993), Patriarca nella nebbia (2004) e Figlio del secolo (2008). Fu insignito del Premio Epifania 2003 e del Premio letterario Caterina Percoto 2008 (ex aequo con Antonella Sbuelz). Nell’ottobre 2008 ricevette dal Comune di Udine il sigillo della città.

2 risposte a "“Mestri di mont” – Tito Maniacco"

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